(Versione ampliata, ultima correzione del 28 agosto 2003)
Questo è un testo © Enrico
Peyretti, ma copyleft, non copyright, perciò può essere riprodotto, a tre
condizioni di onestà:
1) che la riproduzione sia integrale;
2) che la riproduzione
sia comunicata all'autore;
3) che ogni modifica o riduzione sia concordata
con l'autore.
Giovedì 7 agosto
Siamo in 33 (da Bolzano, Firenze, Veneto, Piemonte, Emilia, Roma, Trentino-Alto Adige). Guida il pullman Giacomo, autista simpatico. Guida il gruppo Giampiero Girardi, curatore di pubblicazioni su Jägerstätter. Da Bolzano saliamo a Stella di Renon, bellissimo luogo alto, alla tomba di Josef Mayr-Nusser. Francesco Comina ci illustra la sua resistenza profonda, morale, religiosa, politica, e il suo martirio.
Videocassetta su Jägerstätter in pullman verso Monaco. Vediamo anche il bel film “Tutti insieme appassionatamente”, sentimentale e drammatico, nell’Austria del 1938, al momento dell’Anschluss.
Venerdì 8 agosto
Monaco (ottimo ostello, come sarà pure a Salisburgo). Presso la chiesa di S. Luigi, dell’Università (Ludwigstrasse), manifesti in memoria di Walter Klingenbeck, oppositore ucciso il 5 agosto 1943, a 19 anni, cattolico. Klingenbeck non era della Rosa Bianca (RB): c’erano varie azioni parallele. Arco della pace con la scritta: “Dedicato alla vittoria, distrutto dalla guerra, monito di pace” (un’idea per l’arco fascista di Bolzano?)
Incontro in Università (Geschwister Scholl Platz) con Franz Josef Müller, 79 anni, presidente della Fondazione Rosa Bianca, vivace e simpatico. Il nome Rosa Bianca veniva forse dalla guerra di libertà olandese. Sophie aveva letto Schiller, poeta della libertà, su quella guerra.
Müller è nato a Ulm, antica città libera, da famiglia contadina libera. Gli studenti della RB in maggioranza venivano da Ulm. Ulm è città emancipata nel 1300-1400: veniva raccontata a scuola la resistenza all’imperatore. Era educazione alla libertà.
Erano più di 100 persone in tutta la Germania, collegate alla RB. C’era costrizione: si diceva che la gioventù tedesca è tutta di Hitler: Hitlerjugend! Virilismo del nazismo: uomini per la guerra, uomini al governo. La donna è riproduttrice. La rivoluzione femminile, venuta dopo, è la massima rivoluzione. Questa evoluzione c’era nella famiglia Scholl: c’era uguaglianza tra Hans e Sophie. Il nazismo bloccò questa emancipazione. Durante la guerra c’erano molte donne all’Università. Dopo, sono le donne che hanno ricostruito la Germania (gli uomini erano morti o in prigionia).
Anche Müller ha distribuito i volantini avuti da Sophie. Il ciclostile era a 500 m. da qui.
C'è un gruppo della RB a Pechino, 3 libri sulla RB in Giappone, 15 anni fa una fondazione in Usa. Sei della RB sono ancora in vita, di cui 4 del ginnasio di Ulm. Müller è uno dei più giovani. Müller è stato arrestato mentre era soldato. Fu condannato dal tribunale supremo del popolo a 5 anni. Se fossero stati tutti uccisi, ciò avrebbe troppo colpito la popolazione, perché, per il nazismo, “non può esistere quello che non è lecito”, cioè una gioventù ribelle. Quel tribunale emise 1400 condanne a morte. È importantissimo oggi non manipolare la legge, la Costituzione!
Una barzelletta del 1933: il coro meglio pagato è il Reichstag, cantano l’inno e poi se ne vanno. Era pericoloso raccontarla. La consolazione del popolo oppresso è nelle barzellette... Un’altra: c’è una grande carta del mondo in una scuola, viene una nonna, vede che la Germania è piccola e chiede; “Ma lo sa il Führer?” Si diceva anche: i cattolici hanno due anime, una a Berlino e una a…. (senza dire altro).
La RB equiparava Stalin e Hitler, ma in carcere conobbero e capirono i comunisti e la loro lotta. La RB era contro la guerra.
Volantini n. 5 e 6 si riferiscono alla situazione seguita alla battaglia di Stalingrado: la Germania porta l’Europa alla rovina. Non facevano solo proteste, ma proposte, e sono temi molto attuali: Europa unita, fine della guerra, stati europei alla pari, fine del totalitarismo, pace in tutti gli stati. Cambiano molto il livello filosofico e la cultura religiosa in questi ultimi volantini: guardano al futuro, questa è l’importanza della RB.
Esperienza personale di Müller: aveva 18 anni: Dietro l’organo in una chiesa protestante (deserta nei giorni feriali), mentre uno suonava, gli altri scrivevano gli indirizzi dall’elenco telefonico per diffondere i volantini. La polizia dirà poi che diffusero 1500 copie di volantini.
Nella città di Wittenberg solo 14% dei voti al nazismo nelle elezioni del 1933, una delle percentuali più basse. Furono ridotti da 17 a 3 i ginnasi di quella città dopo 5 anni di nazismo: erano scuole favolose: dialogo coi professori, latino, greco. Cultura classica. Il regime temeva questa indipendenza e valore culturale.
Müller fu liberato dagli angloamericani dopo 2 anni e 2 mesi: sente riconoscenza verso gli Usa. Il comandante Usa che lo liberò disprezzava i tedeschi, ma un soldato disobbedì al capo e gli diede le sigarette. Molti soldati Usa erano emigrati dalla Germania, erano ebrei, rieducavano i tedeschi anche con coca cola e cioccolata. Invece il soldato tedesco obbedisce sempre! Müller è stato più volte in Usa, dove RB è molto conosciuta. Oggi può dire agli americani: avete fatto molto male in Iraq!
Tre morti in guerra su cinque figli Scholl.
Nella RB eravamo dilettanti, (in tedesco si dice amateur, dal verbo “amare”!). Eravamo portati dal cuore, per conservare il bello della Germania, la sua cultura, la sua civiltà. Il gruppo di Ulm era più pratico, non fu mai scoperto. Sono stati fatti nove film sulla RB.
In questo edificio dell’Università c’era atmosfera di libertà, di protesta. Azioni di opposizione sono partite da qui. Il Gauleiter di Monaco fece un discorso in Università, in cui offese le studentesse: “Invece di studiare fate ogni anno un figlio al Führer!”. Scoppiarono proteste, intervenne la polizia, 2000 studenti abbandonarono l’aula. I fratelli Scholl ritennero giunto il momento buono per la rivolta. Era la prima sommossa e protesta pubblica dopo 10 anni!
Müller era amico di famiglia di Stauffenberg (l’ufficiale che fece l’attentato a Hitler il 20 luglio 44), lo aveva conosciuto quando aveva 5 anni e Stauffenberg 20. I loro padri erano amici. Come ampliare la protesta? Solo i soldati avrebbero potuto!
C’erano altri gruppi oltre la RB. La popolazione non poteva rispondere ai volantini. Loro li mandavano a persone che prima del 1933 si erano dimostrate illuminate. Qualcuno li avvertiva di essere molto prudenti!
Müller dice: il nostro problema era: morire per Hitler o contro Hitler. La mia classe era di 18 ragazzi, il 50% sono morti la prima settimana in Russia. È un crimine militare non ancora discusso in Germania: venivano mandati giovani al fronte dopo 7 settimane di esercizio - senza sparare per risparmiare pallottole! - a 18 anni di età. Ma Sophie – osserviamo noi – non era obbligata alla guerra; la sua azione è stata ancora più pura!
Era obbligatorio salutare e inneggiare: Heil Hitler! (Salve Hitler! Salute a Hitler!). Gli studenti della scuola di Müller dicevano Heilt Hitler (heilt = guarite Hitler! Curate Hitler! Risanate Hitler!) e i superiori non udivano la differenza!
Ho consegnato a Müller, per il museo della RB (è nella stessa Università), i miei documenti in italiano e tedesco su Josef Schiffer (il mio amico di Düsseldorf, che fu soldato operatore di pace, nell’occupazione italiana), la bandiera grande della pace e la sciarpa leggera della pace. Facciamo varie foto, davanti al monumento alla RB, nell’atrio dell’Università, con Müller, con i bambini, e con la bandiera. Ci mostra la balconata più alta, sulla destra di chi entra, dalla quale i fratelli Scholl gettarono gli ultimi volantini. Un inserviente, che voleva farsi dei meriti presso il regime, gridò e li fece catturare.
Pomeriggio a Dachau. Faccio foto nuove (il museo è più grande) rispetto a quelle già fatte nel 1984, quando vi passai con la famiglia. È una nuova profonda esperienza di contatto con l’ingiustizia più atroce e massiccia, con la sofferenza più abbandonata, con la memoria che ci possa preservare dal ripetersi di simili orrori.
A Monaco, vediamo una bandiera della pace (in italiano) in Richard Strauss Strasse. Un’altra nella vetrina di un’agenzia viaggi.
Incamminati per Salzsburg, passiamo alle tombe dei fratelli Scholl e di Christoph Probst. Le braccia delle croci di Hans e Sophie sono congiunte tra loro. Un roseto di rose bianche, tra loro. Si canta “Da nobis pacem”, guidati da Gina. Raccolgo qualche filo d’erba sulla tomba, che conservo. Arriviamo a Salisburgo, dove troviamo ad aspettarci il vescovo Bettazzi.
Sabato 9 agosto
Verso St Radegund passiamo da Oberndorf, paese con “Stille Nacht Kapelle”: quel popolare canto natalizio è nato qui.
A Obermithing nella chiesa già piena si succedono interventi, musiche, cori. Sono venuti da molte parti per il 60° della morte di Franz Jägerstätter, anche dall’Inghilterra e dalla California. Il vescovo di Linz parla soprattutto della canonizzazione di Jägerstätter. Troviamo un altro gruppo italiano con Paolo Nerozzi di Bologna, che fanno il nostro giro, più Auschwitz. Interviene il nostro capo-viaggio Giampiero Girardi, tradotto da Anna, che attualizza il messaggio di Jägerstätter.
Stringo la sottile mano di Franziska, la vedova di Franz; ha 90 anni, cammina diritta e chiara, un viso dolce e pieno di cose vissute: mi sembra di toccare la mano di Franz!
Ristoro con bibite nella casa canonica. Erna Putz mi firma il suo libro.
Osservo che noi incontriamo la testimonianza laica e culturale della RB, quella religiosa di Mayr Nusser e di Jägerstätter (è stata avviata per entrambi la causa di beatificazione; perplessità su questo fatto, anche se può essere un segno).
Andiamo alla casa natale di Franz Jägerstätter, molto ben curata per la memoria di oggi, rivela bene la solida vita contadina di allora.
Si torna a Obermithing, dopo pranzo c’è l’intervento di Bettazzi, breve, incisivo (riletto poi in tedesco da un prete): “Quel che hai nascosto agli intelligenti e sapienti lo hai rivelato ai semplici”. Che possiamo noi oggi capire come capì Franz Jägerstätter.
"Contro la corrente", è il titolo di una musica sui testi di Franz Jägerstätter, di Albin Zaininger. Bellissima musica (xilofono, flauto, clarinetto?) alternata a letture di testi: si va dalle tenebre più nere alla luce, con una musica infine dolce, fluida, alta, volante.
L’altare di legno dorato è ornato di girasoli di questa bella campagna.
Marcia di 10 km da Obermithing a St Radegund, per piccole vie di campagna, in un dolce panorama collinare. Unico peso il forte caldo. Due punti di ristoro organizzati e uno spontaneo, offerto da una casa sul percorso.
Siamo alla tomba di Franz Jägerstätter, addossata al muro della chiesina del cimitero del piccolo paese. Sulla lapide il vangelo secondo Matteo 16, 25-26: “Che giova all’uomo conquistare il mondo, se perde il senso della sua vita?”.
Penso: un morto come questo – incatenato, decapitato, sotterrato, tacitato, annullato - agisce, parla, convoca, insegna, ammonisce, testimonia, riunisce, incoraggia, consola, guarisce, mette in cammino, trasmette uno spirito, dunque vive: è molto più vivo lui oggi di quanto era vivo e potente chi allora lo ha ucciso. Sperare si deve.
Messa col vangelo delle beatitudini secondo Matteo. È la festa di Edith Stein, perciò messa dei martiri. Celebrano il cardinale Schönborn di Vienna e il vescovo di Linz, insieme a Bettazzi, e a diversi preti locali. Omelia del viceparroco locale, meditativa, non celebrativa. Comunione distribuita fino ai molti fuori dalla chiesa: Der Leib Christi (il corpo di Cristo). Alla fine della messa Franziska legge di nuovo le beatitudini.
Processione di pochi passi ma interminabile per la quantità di presenti, dalla chiesina alla vicina tomba, coi lumini depositati accanto alla tomba, cantando “All mein Licht und mein Heil, das ist der Herr. Alleluja alleluja” (tutta la mia luce e la mia salvezza, questo è il Signore, salmo 26,1). Intanto è scesa la notte. La tomba è illuminata a giorno dai lumini. Ho lasciato prima una sciarpa leggera della pace sul roseto a capo della tomba.
Scambio la bandiera della pace nostra con quella (quadrata, bianca, piena di cerchi con la y inscritta, simbolo della pace) di Fred (californiano) e Monika (austriaca) Galluccio (901 Dover Nr 102 Newport Beach, California 92660, Usa; paxfred@earthlink.net).
La lunga toccante giornata termina con la cena nel giardino della vicina osteria (anche Franziska e il cardinale) buona e rallegrata al nostro tavolo dalla fantasmagoria di barzellette di Bettazzi. Rientriamo a Salisburgo quasi all’una di notte.
Domenica 10 agosto
In pullman per il ritorno, dopo un’ora di visita della bella Salisburgo (atmosfera del festival musicale; un grande drappo bianco “Absolut Peace” pende da una finestra forse di Herrengasse), ci scambiamo alcune riflessioni:
- questi resistenti sono più laici o più religiosi, ma entrambi basati sulla scrittura: la cultura classica per la RB, la Bibbia per F J
- durante la musica delle tenebre, Michele (4 anni) aveva detto: Questo è un drago che cammina non visto nelle nostre case
- ci sono stati partigiani (come mio padre, dice Antongiulio) non per mire politiche ma per coscienza personale, anche solitaria
- problema delle scelte personali e della mediazione; qual è il male minore? Come essere testimoni?
- mentre era portata in lager Edith Stein disse: “Andiamo per il nostro popolo”. Le beatitudini lette da Franziska contengono la forma più alta di perdono.
Infine, una considerazione preoccupata che aggiungo ora, finendo di battere gli appunti: oggi si può dire tutto, si può criticare il potere, non si rischia la morte, ma non pare che ciò ottenga la diffusione della coscienza, ogni voce è sommersa nel chiasso generale e grandissimo che tutto annulla, su cui tuonano le voci più forti e più facili e corruttrici. La violenza di oggi non è principalmente cruenta, dittatoriale, ma blanda, più sottile, più penetrante e più mascherata, salvo i momenti di guerra aperta. Ma forse, sui tempi lunghi, si muove una umile costante crescente non-rassegnazione alla violenza, un rifiuto della violenza, non ancora abbastanza attivo con i mezzi positivi nonviolenti, qualitativamente alternativi. Ma la nonviolenza attiva e positiva cammina, anche coi passi del nostro pellegrinaggio.
Che la "compresenza" tra tutti noi di questi forti testimoni ci accompagni e ci sorregga nella resistenza alle violenze in atto oggi. Che mai più sia necessario morire per dire e fare la verità. Eppure, che "la ripugnanza ad uccidere sia per tutti più forte della ripugnanza a morire" (Simone Weil, La prima radice); che la nostra decisione sia più forte della rassegnazione a lasciar morire tante vittime delle ingiustizie globali.
Enrico Peyretti
e-mail: enrico.peyretti@tin.it o peyretti@tiscalinet.it
Franz Jägerstätter, un contadino contro Hitler, di Erna Putz, edizione italiana a cura di Giampiero Girardi, Berti, 2000, 252 pagine, 13 euro. Rintracciabile in libreria (a Trento: Ancora, via S. Croce 35) oppure presso l'Editrice Berti, via Legnano 1, 29100 Piacenza, tel. 0523 321322; fax 0523 335866; email: libreriaberti@diocesipiacenza-bobbio.org.
Franz Jägerstätter, il testimone solitario, di Gordon Zahn, Editoria universitaria, Venezia, 2002, 200 pagine.
Rintracciabile presso l'Editore Albert Gardin, c.p. 570, 30100 Venezia, tel. 041 5246242, www.editoriauniversitaria.com, euvenezia@libero.it.
Non giuro a Hitler. La testimonianza di Josef Mayr-Nusser, di Francesco Comina, prefazione di Albert Mayr, San Paolo, Alba, 2000, 116 pagine.
Sophie Scholl e la Rosa Bianca, di Paolo Ghezzi, Morcelliana, Brescia, 2003, 230 pagine.
La Rosa Bianca: un gruppo di resistenza al nazismo in nome della libertà, di Paolo Ghezzi, Paoline, 1993, 307 pagine.
![]()
Scarica o visualizza la piccola galleria di foto del "Viaggio della memoria" svolto
Dato che le immagini sono raccolte in una presentazione in Ms Power Point,
è necessario attendere qualche minuto prima di visualizzarle.
![]()